La questione delle virgolette la definimmo in una serie di riunioni successive. […] Decidemmo, e la Marisa prese appunto, che in fine di discorso diretto la virgola e il punto dovevano precedere le virgolette, le quali invece andavan seguite dai due punti e dal punto e virgola. L’uso inglese, insomma. Nel caso di discorso diretto interno a una citazione, o di una citazione interna a un discorso diretto, o di discorso diretto inserito in un altro discorso diretto, si sarebbe fatto ricorso alla virgoletta semplice. Per esempio: virgolette di apertura vieni virgola virgolette di chiusura disse Ignazio virgola riaperte le virgolette andiamocene in riva al mare come virgoletta semplice colombe dal desio chiamate virgoletta punto virgolette. Oppure, in una citazione: come dice anche il Calogero due punti virgolette maiuscolo è impossibile tradurre il valore sonoro dei versi virgoletta les sanglots longs des violons de l’automne virgoletta punto e virgolette. Chiuse naturalmente.
Ma questo esempio sollevava un altro serio problema, quello cioè delle parole straniere. Gaeta propose di osservare una regola unica, vale a dire di metterle tutte in corsivo, ma la Marisa, che ormai s’era fatta una sua pratica, intervenne a dire che di questo passo avremmo dovuto mettere in corsivo anche foot-ball, sport, garage, eccetera. Convenimmo dunque che in corsivo andavano le parole straniere di uso non comune e non accettate ormai dalla nostra lingua. Cognac quindi in tondo, e cosí whisky e gin, dei quali non si può dare la traduzione italiana.
“Anche brandy ?” chiese Ardizzone.
“Be’… brandy sí e no. Ormai lo abbiamo quasi accettato nell’uso, al posto di cognac, che è vietato per legge, ma d’altro canto…”
“E in un’opera italiana,” interruppe ancora Ardizzone, “può un personaggio bere tranquillamente il suo cognac, o bisogna invece correggere con brandy. Voglio dire il divieto dobbiamo considerarlo esteso anche alle opere letterarie?
“Direi di no,” fece Pozzi, “a meno che il testo non dica esplicitamente che il cognac bevuto dal personaggio è roba italiana. Inutile altrimenti sostituire una parola straniera, francese, con un’altra parola straniera, inglese. Se poi si vuol tradurre, allora ricorriamo magari a un… che so io?, a un arzente, a un’acquavite, che secondo me sarebbe la cosa migliore.”
“Ma l’acquavite,” disse ancora Ardizzone, “già c’è, è un liquore ben preciso e non possiamo…”
Ma questa volta Gaeta tagliò corto, riportando il discorso sui corsivi: i nomi delle navi, ed eventualmente degli aerei (la Bismarck, lo Spirito di San Luigi, il Conte Biancamano), i titoli dei libri e delle riviste. I titoli degli articoli invece in tondo, ma fra virgolette, proprio perché quasi sempre essi si portano accanto il titolo della rivista su cui comparirono o compaiono, il quale titolo, come già detto, va in corsivo.
 
(Luciano Bianciardi, L’integrazione, 1959)

(via Dentro il cerchio)

  1. jesuisunechatte reblogged this from angeloricci
  2. quaderninodisilvia reblogged this from foglisparsi and added:
    L’integrazione (I ed. Bompiani 1960)
  3. angeloricci reblogged this from foglisparsi
  4. foglisparsi posted this
Blog comments powered by Disqus