Inserzione pubblicitaria realizzata da Ettore Sottsass e Roberto Pieraccini, pubblicata sulla rivista “L’Architettura” nel 1970 per la macchina per scrivere Valentine Olivetti.
La presentazione di Valentine avviene nel 1969, dalle pagine di “Notizie Olivetti”, all’indomani delle rivolte studentesche, mentre per le strade si invoca l’immaginazione al potere. Ecco le parole di Ettore Sottsass: «La portatile, oggi, diventa un oggetto che uno si porta dietro come si porta dietro la giacca, le scarpe, il cappello, voglio dire queste cose alle quali si bada e non si bada, […]. La Valentine l’abbiamo disegnata pensando un po’ a queste cose e pensando che una biro, un cappello, una giacca, una portatile, possano anche far parte, a un certo punto, di un tipo di ritmo, un catalogo di valori, di una misura di spazi che non siano inevitabilmente quelli della proprietà, del sussiego, della continuità, della definizione e tutte queste cose, ma possono anche essere gli ambienti, gli spazi, i ritmi, le dimensioni e i valori di una continua creatività, della permanente sconfessione e ricreazione dei linguaggi, di un permanente spostamento degli equilibri e alla fine di una specie di gioco di strizzatine d’occhio, di strette di mano, di passaggi di idee, di proposte».
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La favola delle macchine da scrivere Olivetti è finita da tempo. Intanto anche il rapporto con il testo ha subìto una mutazione profonda: i programmi di videoscrittura hanno liberato il testo stesso da una certa autorità, lasciando che acquisisse i caratteri di un lavoro costantemente in progress. Di sicuro la relazione con la carta non è più così diretta, e le Valentine sono ormai pezzi di modernariato esposti nei più celebri musei di design.
Sono nati e nasceranno nuovi riti, il linguaggio verrà ancora sconfessato e ricreato, e gemmeranno nuove manie legate agli strumenti, ma di certo l’Olivetti rimane ad oggi un’esperienza mai eguagliata nella storia della politica industriale e della cultura italiana. La domanda è se è ancora possibile nella cultura digitale e nei linguaggi attuali, in particolare in quelli legati al commercio degli oggetti, mantenere questa eredità, preoccuparsi della misura delle persone e non di quella del profitto, a partire dalla produzione fino alla promozione.
(Olivetti, cuore di macchina | Archivio Caltari)
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